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martedì , 27 Luglio 2021
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Una riflessione sull’amministrare… ed una “chiamata” al Bene Comune

Quando un politico chiede i voti a quelli che poi diventeranno i propri elettori promette, innanzitutto, di amministrare il bene pubblico come un buon padre di famiglia, e come tale promette di amministrare al meglio il denaro pubblico a disposizione, di non sperperare inutilmente nemmeno un centesimo.

Ma amministrare un ente territoriale, un Comune, non è facile.
Non si tratta solo di predisporre una buona giunta fatta di persone competenti ed oneste.
Occorre in molti casi avere la capacità di affrontare le carenze della struttura operativa e della struttura finanziaria.
Alla luce dell’esperienza si può suggerire che chi si candida alla gestione di tale Ente deve avere almeno la capacità di analizzare la situazione, stabilire in base a tale analisi un programma realistico, creare le premesse necessarie per realizzarlo e monitorarlo tenendo conto dei vincoli che condizionano l’attività ed avendo come obiettivo la soddisfazione del cittadino.

Un buon amministratore dovrà disporre dunque dei mezzi e delle conoscenze adeguate, nonché dei collaboratori sempre in grado di reperire nuove risorse, dovrà cimentarsi al meglio nella ricerca di finanziamenti europei, statali e regionali.

Eppure fare politica, mandare avanti il proprio comune, è per così dire “bello” .

la bellezza ci salverà

La bellezza nella fattispecie è servire il “bene comune”.

Ed allora su queste basi bisogna costruire un nuovo modo di partecipare a tutto titolo per questa bellezza.
Partecipare fattivamente significa condividere scienza, conoscenza, azione, monitoraggio in forma attiva, costante e permanente.
Bisogna per ogni campo, tema, materia, disporre di persone professionalmente preparate a supporto del sindaco, disponibili a dargli una “mano”.
Chi si identifica in questi profili dovrebbe fare un passo avanti e dire “presente”.
Potrebbe essere la positività nell’umiltà a fare di un Comune una “cosa grande” per tutti… che si chiama bene comune.

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