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giovedì , 6 Maggio 2021
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Tarquinia tra le 67 aree italiane ritenute idonee ad ospitare rifiuti radioattivi

TARQUINIA- Anche il territorio di Tarquinia ritenuto idoneo ad ospitare  il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani.

La cittadina tirrenica compare nella Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) uscita nella notte tra il 4 ed il 5 gennaio. Tarquinia è stata individuata insieme ad altre 67 aree sulla base di alcuni parametri stabiliti nel 2014-2015. Per quanto riguarda la Tuscia c’è l’idoneità anche per Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano.

Dal 5 gennaio, data della pubblicazione della mappa, inizia il processo che nel giro di qualche anno porterà alla scelta del sito che in un primo momento dovrà contenere 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e poi anche 17 mila metri cubi ad alta attività, questi ultimi per un massimo di 50 anni.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera “il sito si svilupperà su una superficie pari a 150 ettari, di cui 110 per il Deposito e 40 per il Parco tecnologico. Una volta riempito, il Deposito avrà tre barriere protettive, e sarà poi ricoperto da una collina artificiale, una quarta barriera, e da un manto erboso. Le barriere ingegneristiche dovranno garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi per più di 300 anni, ovvero fino al loro decadimento a livelli tali da non essere più nocivi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione del 5 gennaio parte la «consultazione pubblica».

Le Regioni, gli enti locali e i soggetti interessati potranno formulare le loro osservazioni e proposte tecniche alla Sogin.

È la prima consultazione pubblica che si svolge in Italia. In generale l’iter non si preannuncia facile, visto che bisognerà raccogliere il consenso delle comunità interessate e delle istituzioni locali. La consultazione pubblica durerà in tutto quattro mesi, compreso anche il «seminario nazionale» che Sogin dovrà organizzare, e una successiva rielaborazione di tre mesi che darà luogo alla «Carta nazionale delle aree idonee». Poi si passerà alla fase delle «manifestazioni di interesse» dei territori.

Il tutto in un periodo di pandemia, con le immaginabili difficoltà che si aggiungeranno ad una procedura di per sé complessa. Una volta individuato il sito serviranno quattro anni per la costruzione”.

Insomma l’anno nuovo non si apre con una bella notizia per il nostro territorio.

Fabrizio Ercolani

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