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sabato , 8 Maggio 2021
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Tarquinia, riflessioni sulla colonnina di ricarica dei veicoli elettrici

E’ stata installata da qualche mese, a Piazza delle Naiadi (Lido di Tarquinia) una colonnina per la ricarica dei veicoli elettrici. Un’ottima miglioria, senza ombra di dubbio, che lascia tuttavia spazio alla riflessione in merito al suo utilizzo.

Osservando bene la colonnina, ad un utente che non ha mai utilizzato un simile dispositivo salta subito all’occhio la modalità di pagamento offerta, ben visibile sul monitor.

Da come sembrerebbe guardando l’icona raffigurata, peraltro in assenza di altre indicazioni, l’unica possibilità di pagamento sembrerebbe quella di una carta contactless. Niente contanti, dunque, niente carte da inserire, e probabilmente neanche altri sistemi di pagamento.

La cosa ci ha incuriosito ed abbiamo indagato in merito, per approfondire l’argomento dell’usabilità di questi dispositivi.

Per dirla in poche parole, come riporta il sito qualenergia.it:  è quasi impossibile pagare direttamente con banconote o carte di debito/credito come a un self-service, perché è necessario dotarsi della tessera o dell’applicazione del singolo servizio che si vuole utilizzare.

Approfondisce il tema il sito specializzato vaielettrico.it in un recentissimo articolo, in cui si sottolinea come accedere alle stazioni sia “un rebus”. Il sito (clicca qui per leggere l’articolo completo) parla di “un’Odissea fra  operatori (una mezza dozzina quelli più significativi, più decine di mini operatori locali), tecnologie, modalità  di ricarica, app di geolocalizzazione e, ciliegina finale, sistemi di pagamento. Tutti diversi fra loro. Siamo al punto che un automobilista elettrico dovrebbe avere sul suo smartphone almeno 7-8  diverse app, con relativo abbonamento (o altrettante card) solo per garantirsi un accesso sicuro a gran parte delle colonnine pubbliche attive in Italia.

Tutto ciò non basterebbe poi per poter  prenotare la ricarica da remoto. Infatti questa fondamentale possibilità viene per lo più garantita solo a chi, oltre alla app dell’operatore, accede a un piano tariffario con una quota di canone fisso. Per il servizio più diffuso e capillare, il Juice Pass di Enel X, per esempio, sono 25 euro, ds sborsare  ancor prima di aver effettuato la prima ricarica“.

E poi c’è un altro nodo.

Per la legge l’energia elettrica non è un “bene” che può essere venduto, come la benzina o una bibita. E’ un servizio. Come tale deve essere erogato da un distributore e regolarmente fatturato al cliente con tanto di dati anagrafici e codice fiscale. Pagando in contanti, fisici o elettronici che siano, ciò è praticamente impossibile. Le colonnine dovrebbero essere dotate di complessi sistemi di registrazione, gli utenti dovrebbero compilare ogni volta un modulo con una decina di campi e firmarlo, l’operatore dovrebbe allestire un “back stage” per gestire e controllare i dati. Cambiare la normativa? Possibile, anche se non facile.

Ma qui si oppongono proprio gli operatori di ricarica. I margini sono strettissimi, lamentano, gli importi medi delle ricariche sono inferiori ai 10-12 euro e quindi le sole commissioni per il Pos annullerebbero tutti i guadagni. Per di più Bancomat, Carte di credito o contanti risolverebbero a valle il problema del pagamento ma non, a monte, quello di localizzare le stazioni,  attivarle, prenotarle. Senza app, insomma, non si va da nessuna parte. Così loro ipotizzano una sola soluzione: le colonnine interoperabili. Entro un anno, dicono, tutti si accorderanno con tutti perchè attraverso ciascuna delle loro app sia possibile individuare i punti di ricarica di tutti gli altri, attivarli e pagare il rifornimento. Ma ne parlano da almeno due anni e l’interoperabilità è ancora una chimera”.

Insomma, di sicuro positiva l’installazione di una colonnina elettrica nella piazza centrale del Lungomare, ma l’augurio è che presto simili tecnologie diventino maggiormente “usabili”.

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