Privacy Policy L'appello del Vescovo Ruzza: ambiente e sviluppo, si facciano cose tangibili
domenica , 25 Luglio 2021
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Vescovo Gianrico Ruzza
Il Vescovo Gianrico Ruzza

L’appello del Vescovo Ruzza: ambiente e sviluppo, si facciano cose tangibili

Dai canali ufficiali della Diocesi

Intervista al vescovo Gianrico: «ambiente e sviluppo: chiediamo qualcosa di tangibile»

Su Lazio Sette, alla luce della Laudato Si’, il presule fa il punto sulla questione delle centrali termoelettriche, del Porto, i siti per le scorie nucleari e i rifiuti.

«Un valore aggiunto per l’annuncio di salvezza e l’impegno a favore dell’uomo». Così, durante l’assemblea diocesana di ottobre, il vescovo Gianrico Ruzza ha definito l’enciclica Laudato Si’, invitando le comunità a farne il centro dei cammini pastorali. Un proposito che il presule ha ribadito nella lettera per la Quaresima, tempo caratterizzato dalla riflessione.

Può fare un primo bilancio?
Credo che si possa parlare in modo positivo: ci troviamo di fronte a un testo profetico e proprio per questo non facile da comprendere; quello che mi sembra più incoraggiante è il desiderio di molti – sacerdoti e laici – di approfondirlo e di trarne delle indicazioni concrete.
Abbiamo finora promosso cose piccole ma significative: la formazione con il clero per una lettura spirituale e teologica del documento; alcuni incontri informativi affidati ad esperti. L’auspicio è che si possa arrivare ad avere qualche indicazione concreta per aiutare le comunità e le famiglie a fare delle scelte che siano conformi alle aspettative che papa Francesco pone in questo documento.

Venerdì 19 marzo inaugura l’anno dedicato a San Giuseppe con una celebrazione eucaristica nella centrale Enel. Proprio il polo della produzione elettrica è di nuovo al centro del dibattito tra salvaguardia dell’occupazione e sviluppo sostenibile.
Questa celebrazione – a cui seguiranno anche quelle nel Porto, nella centrale Tirreno Power e in altri luoghi di lavoro – è a mio avviso un fatto significativo perché è la memoria della straordinaria visita che San Giovanni Paolo II fece 32 anni fa. Una tappa della vita ecclesiale che dobbiamo rivalutare in tutte le sue potenzialità perché ha dato un impulso alla realtà cittadina che ancora oggi rimane.
Questo ha un valore simbolico anche perché le due centrali, Nord e Sud, sono al centro di una problematica che riguarda la possibile riconversione al metano.
Proprio alla luce della Laudato Si’, come comunità cristiana possiamo dire che si deve contemperare all’esigenza di uno sviluppo sostenibile. Chiediamo a Enel e Tirreno Power di fare qualcosa di tangibile affinché i loro progetti siano compatibili con un sistema che tuteli la salute dei cittadini; al tempo stesso dobbiamo anche ricordare che la questione occupazionale non può essere tralasciata.
Come diocesi possiamo impegnarci affinché si lavori in una prospettiva ampia, per la ricerca in energie rinnovabili che possano essere fonte di sviluppo. Lasciamo ai tecnici le competenze necessarie e chiediamo alle istituzioni, alle organizzazioni aziendali e a quelle sindacali di dialogare senza pregiudizi o posizioni ideologiche ma per fare il massimo bene di tutti.

La nostra Chiesa ha sottoscritto l’appello del Movimento Cattolico Globale per il Clima insieme alle Diocesi in cui vi sono scali marittimi per invitare a limitare le emissioni. Proprio in questo contesto sembrano esserci percorsi positivi.
Il Porto di Civitavecchia e uno di quelli che più si è impegnato in progetti innovativi. Molto può arrivare dai fondi del Next Generation Eu per entrare in una prospettiva di “green economy”. Una strada da percorrere anche dal punto di vista formativo per incoraggiare tutte le realtà produttive a concorrere a un nuovo modo di pensare il lavoro alla luce della sostenibilità. I fondi europei potrebbero rappresentare una svolta concreta: mi auguro che tutte le componenti che insistono nel porto possano collaborare perché vengano utilizzati nel migliore dei modi; questo favorirebbe anche la crescita occupazionale.
Il Porto, inoltre, è un punto nodale per lo sviluppo turistico e con la ripresa del flusso dei croceristi quest’attività dovrà essere rilanciata. Come Diocesi stiamo pensando di offrire itinerari artistico-spirituali sia a Civitavecchia che a Tarquinia.

Un elemento di preoccupazione sono i possibili siti di stoccaggio per le scorie nucleari individuati nell’area della Tuscia.
Bisogna tener presente che il nostro territorio ha tante criticità dal punto di vista ambientale e al tempo stesso dovrebbe essere tutelato al massimo per la sua bellezza. È una risorsa in ambito turistico e, voglio augurarmi, che lo diventi sempre di più in ambito agricolo, un vero volano per il futuro. Così come lo è il turismo legato alle aziende agrituristiche e ai bed and breakfast in tutto il territorio marittimo e collinare.
Se si tiene conto di questo, il Governo e le altre istituzioni dovranno tener presente che questo è un territorio che ha già dato molto. Abbiamo la presenza di rifiuti “pesanti” dovuti all’attività militare, agli scali marittimi e le centrali termoelettriche: non si possono chiedere ulteriori sacrifici. Credo che questo debba essere detto a voce alta e spero che i parlamentari e i politici di questa particolare area della Regione si facciano portatori dell’esigenza di libertà e sviluppo che vede unite le diverse componenti della società civile.

L’educazione a nuovi stili di vita è fondamentale: mobilità, ciclo dei rifiuti, consumi. Come coinvolgere le comunità in questo percorso?
Ho il sogno che i gruppi giovanili possano realizzare delle opere segno, qualcosa di piccolo ma significativo e pedagogico. Anche il consiglio pastorale è coinvolto e i programmi di catechesi dovranno sempre più sottolineare questa dimensione alla cura della casa comune. Pensiamo inoltre di realizzare una sorta di piccolo vocabolario per far capire, lettera per lettera, cosa vuol dire avere una cultura del risparmio energetico, della parsimonia, della vita di sobrietà, del rispetto per l’altro, dell’ecologia integrale. È un sogno ma, come dice papa Francesco, «sognare non è mai troppo».

(intervista di Alberto Colaiacomo)

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